Progetti

Itinerari dell'acqua, arte e mestieri, tra passato presente e futuro

Realizzato nell'anno 2012 nell'ambito del progetto di rete Il pozzo della memoria in collaborazione con AUSER, Volontari della Protezione civile e supportato dal Centro Servizi per il Volontariato di Bologna, il progetto è stato realizzato dai volontari dell'ADA.

Il progetto si proponeva di valorizzare l'ambiente da un punto di vista economico e sociale, facendo riferimento alle vie fluviali che percorrono il territorio preso a riferimento

L'importanza del fiume Reno nell’economia della provincia bolognese è ben nota da centinaia d’anni. Basta pensare alla Bologna medioevale, ai suoi opifici in gran parte legati alla forza motrice ricavata dai canali che attraversavano la città dopo che le acque del Reno erano state imbrigliate e canalizzate in corrispondenza della chiusa di Casalecchio di Reno o di quella di san Rufillo sul torrente Savena.

Per secoli gli opifici, i pozzi e i canali hanno costituito il fulcro vitale della quotidianità, punto d’incontro e risorsa primaria della popolazione: le tracce si incontrano nei borghi e nelle frazioni; ovunque queste opere mantengono le sembianze di una società che è scomparsa.

La ricerca puntuale dei volontari dell'associazione ha coinvolto i Comuni interessati dal progetto, consentendo il ritrovamento delle fonti documentali, ma anche testimoniali, di ben 28 tipologie di opifici che sfruttando la forza dell'acqua che scendeva dall'Appennino faceva muovere macine, magli, fornaci, cartiere, pile da riso e qualunque altra macchina che poteva essere mossa dalla forza dell'acqua.

La ricerca ha prodotto una mappa dove sono state riportate, in maniera succinta, tutte le notizie raccolte dai volontari. La forma è un utile pieghevole in grado di essere gestito in maniera semplice anche da coloro che, carta alla mano, volessero ripercorre gli itinerari proposti alla ricerca della memoria.


Essere anziani attivi oggi

In occasione dell’Anno europeo 2012 per la promozione dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra generazioni, l’associazione ADA regionale, in collaborazione con la UIL Pensionati Emilia-Romagna, ha promosso un’indagine sulla qualità della vita delle persone sopra i 65 anni, sulle variabili ad esso collegate: sociali, culturali e anagrafiche e di genere.

L’obiettivo del progetto è stato quello di identificare e analizzare la condizione di vita globale delle persone anziane, le variabili ad esso collegate siano esse sociali, culturali, anagrafiche e di genere.

Si è indagato sulla propria percezione dell’essere anziano, sulla partecipazione sociale alla vita di comunità, sulla salute, sulle nuove forme familiari e sul ruolo degli anziani.

Non è stata analizzata l’anzianità come una problematicità o come una categoria sociale bisognosa di cure, ma sono state intervistate delle persone che, in quanto tali, conservano e hanno il diritto di conservare il valore della propria esistenza anche a fronte di alcune fragilità.

Nelle pagine che seguono sono illustrati i risultati dell’indagine nella nostra regione, dai quali emergono informazioni molto significative, utili per elaborare una diversa idea di anzianità, conforme al mutamento intervenuto nella speranza di vita, e segno di una straordinaria conquista di civiltà.

Il 3 dicembre si è svolto il convegno di chiusura dell'indagine, promossa dall'Associazione ADA Emilia Romagna e dalla UIL Pensionati regionale, sulla qualità della vita degli ultrasessantacinquenni in Emilia Romagna nell'ambito delle iniziative dell'Anno Internazionale dell'invecchiamento attivo promosso dall'UE

Nell'accogliete spazio dell'Hotel Europa di Bologna, Rosanna Benazzi Segretaria Generale della UIL Pensionati e Francesca Specchia Presidente dell'ADA Emilia Romagna, hanno introdotto i lavori e illustrato ai presenti il progetto

Il testo della ricerca, la presentazione di Valentina Maciariello, le foto del convegno.


Giovani e anziani di fronte alla crisi

L'Associazione per i Diritti degli Anziani Emilia Romagna (ADA), in collaborazione con il sindacato pensionati regionale della UIL, ha organizzato una indagine per conoscere e valutare gli impatti che la crisi ha sui giovani, ma anche sugli anziani.

Le due generazioni, che non possono essere assolutamente identificate come categorie, hanno, comunque, reazioni, bisogni, capacità di adattamento completamente diverse. E quindi reazioni diverse di fronte alla crisi economica che ha investito, ed investe tutt'ora, il nostro paese.

Di fronte al peggioramento delle condizioni sociali ed economiche, dovuto al calo del reddito delle famiglie, all’aumento della povertà assoluta e relativa, di fronte ad un livello di disoccupazione preoccupante, in particolar modo di quella giovanile e femminile, alla destrutturazione del sistema di welfare, come si è adattata la maggior parte delle famiglie? Quali strategie di consumo selettivo e di risparmio, attuano per difendersi da questa crisi? E i giovani come vivono la crisi ?

Per uscire dall’anonimato dei numeri ci siamo posti l’obiettivo di parlare con i giovani per capire, avendo davanti a noi persone reali, come stavano vivendo questa loro fase della vita. Per questo si è ritenuto fondamentale riuscire a “motivare” e coinvolgere i ragazzi.

Hanno partecipato al progetto: la Scuola Media dell'Istituto Comprensivo Cardinale Agostino Casaroli di Castel S. Giovanni (PC); la Scuola Media dell'Istituto Comprensivo di Marzabotto (BO) l'Istituto Professionale Alberghiero Pellegrino Artusi e il Liceo Sico-Psico-pedagogico e delle Scienze Sociale Valfredo Carducci di Forlimpopoli (FC); Istituto Tecnico Gaetano Salvemini Casalecchio di Reno (BO). Senza l'adesione partecipata e convinta del corpo insegnamte questa ricerca non avrebbe mai potuto essere compiuta.

I dati raccolti e le storie raccontate, ci hanno fatto conoscere sia la fragilità presente nella popolazione giovanile che l’entusiasmo e la voglia di reagire, il disagio attuale negli anziani ma anche la dignità, l’ottimismo e la solidarietà, ci hanno insegnato anche “l’essenzialità”, quella cultura della sobrietà che riguarda i nostri stili di vita, i nostri orizzonti valoriali che è antitetica alla cultura dello spreco, sono storie universali che insegnano a non arrendersi mai e ad accettare i chiari e gli scuri della vita. Queste esperienze possono rappresentare utili e preziosi segnapassi che ci indicano la strada su cui sarà opportuno nei prossimi anni incamminarsi. Di seguito il rapporto di ricerca e gli strumenti che hanno consentito la rilevazione dei dati.

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